Ottobre 24, 2021

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Lato sud: alla scoperta dei vini dell’Etna

“Con il mio vino cerco di trasmettere una serie di emozioni che vanno dall’ansia, allo stupore, alla gioia. Non faccio cose speciali, faccio solo quello che amo». Si racconta così Mauro Cutuli, classe 1977, titolare dell’azienda agricola Grottafumata e promessa della viticoltura italiana. Occhi azzurri accesi e sguardo mobile, dal 2017 è produttore del vino Lato Sud.

Vino naturale ai piedi dell’Etna, espressione perfetta di un territorio che si racconta da solo. «Sono molto legato a questo territorio che mi ricorda la mia infanzia. Qui, una volta, la mia famiglia faceva il vino. Così ho iniziato a produrlo». Una laurea in economia e commercio, la qualifica di sommelier, poi la grande esperienza all’Osteria Francescana, (reputata il miglior ristorante del mondo 2018), e infine la decisione di mollare tutto e scommettere su se stesso e sul suo territorio iniziando a gestire, insieme alla moglie, 1 ettaro e ½ di terreno tra contrada Monte Ilice e Salto del Corvo a sud est dell’Etna. Sono nati così due grandi vini naturali dal colore vivo e dal grande equilibrio.

«Fare vino naturale è molto rischioso perché non aggiungi né sottrai nulla: è tutto opera del mostro. La vinificazione funziona così: pesti le uve, fermentano, e la parte zuccherina viene elaborata dal lievito che dà la massa secca. Il processo successivo è la fermentazione malolattica. Solo quando il vino deposita le parti grossolane, le fecce, si può imbottigliare».

Il vino bianco Lato Sud, 2017 è un vino mediterraneo ammaliante. Dentro cela espressioni di miele d’acacia, ananas, ginestra, frutta tropicale e mediterranea. Riassume tutte le caratteristiche del sud: freschezza, equilibrio e grande bevibilità. E’ 70% Carricante e 30% Cataratto. Vigne di 70, 80 anni. Il colore è giallo oro, quasi paglierino, frutto della macerazione sulle bucce per quattro giorni in modo da prendere non solo tutte le espressioni aromatiche del vino, ma anche i colori. Il tappo è in sughero sardo naturale, così come la carta è naturale. L’etichetta è stata realizzata da Lucia Scuderi.

«E’ una vigna che gestisco e lavoro. Fare la vigna è difficile. Ho sempre avuto la passione del vino. Lo scorso anno ho fatto un esperimento: ho fermentato il vino in una QVEVRI, un’anfora georgiana in terracotta. Ho preso l’uva e l’ho deraspata, ho tenuto i grappoli interi in mastelli di plastica. Li ho lasciati sulle bucce andando a fare delle follature naturali per 4 giorni, ho pressato e fermentato il tutto in un’anfora di terracotta per poi affinare in vasche di acciaio inox. Ho fatto un solo travaso ad aprile. Così ho realizzato circa 1500 bottiglie. E’ un vino che mi piace perché è equilibrato, tanto al naso quanto in bocca».

In questo vino ci sono tutti gli elementi storici presenti sul vulcano: i falchi, il riccio, la volpe e il serpente. Ad eccezione della volpe, l’unico elemento messo al centro che mangia l’uva quando è matura, tutto il resto è una catena alimentare. Scelta non casuale bensì indicativa, perché quando questi animali sono presenti all’interno di una vigna significa che la vigna è pulita.

Il rosso, invece, è un Nerello Mascalese, con vigna tra 60 e 100 anni, 90% Mascalese e 10% Nerello Cappuccio. E’ un vino che racconta un territorio in maniera precisa, forse un po’ inusuale per i Mascalesi dell’Etna perché è un vino succoso, non ha quel timbro tannico dovuto a un vino giovane. Dentro cela diverse espressioni di frutta: ciliegie, marasche, fragole, prugne. In bocca il tannino c’è, ma non è invasivo.

 «E’ un vino che ha due tempi: si apre e si esprime nella sua pienezza di mediterraneità. In vigna abbiamo fatto solo due trattamenti. Abbiamo deraspato e tenuto i grappoli interi per 10 giorni a contatto delle bucce in silos».

Il risultato è una delle migliori espressioni territoriali trasmessa in maniera netta e naturale.